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Un CROSS-LINKING di ultimissima generazione per il cheratocono

Dr. Gennaro Tramontano

Un CROSS-LINKING di ultimissima generazione per il cheratocono

Cross-linking del collagene corneale: così si chiama la nuova terapia per bloccare il cheratocono. Consiste nella fotopolimerizzazione delle fibrille dello stroma corneale, alterato in questa malattia, con lo scopo di aumentarne la rigidità e la resistenza allo sfiancamento della cornea.

E’  l’ultima grande novità che ha sconvolto i criteri di terapia del cheratocono adoperati   sino ad ora; viene utilizzato per bloccare la malattia e consiste nella fotopolimerizzazione delle fibrille dello stroma corneale, alterato in questa patologia, con lo scopo di aumentarne la rigidità e la resistenza allo sfiancamento della cornea; ciò si ottiene grazie all’azione combinata di una sostanza fotosensibilizzante (riboflavina o vitamina B2) e fotoassorbente con l’irraggiamento mediante luce ultravioletta da illuminatore in stato solido di tipo UVA. In tal modo si attivano i radicali liberi di ossigeno che inducono una desaminazione ossidativa del collagene corneale ed una conseguente formazione di nuovi ponti molecolari intraelicoidali e interfibrillari che vanno ad irrobustire la struttura corneale.

Nel Nostro Centro la sfida quotidiana è quella non solo di arrestare  o  rallentare  l’evoluzione  del cheratocono ma anche di migliorare la qualità visiva dei pazienti e la loro conseguente qualità di vita.

A tale scopo abbiniamo il cross-linking ad un trattamento personalizzato con laser ad eccimeri (secondo il protocollo STARE-X)  al fine di migliorare la regolarità corneale e quindi l’acuità e la qualità visiva.

Dopo esami di screening che accertano lo fattibilità del trattamento (mappa corneale, tomografia corneale Sirius, conta delle cellule endoteliali, pachimetria ottica ed a contatto), il paziente, che avrà tolto le lenti a contatto 15 giorni prima,  viene selezionato per il trattamento.

La prima fase dell’intervento è simile a quello che facciamo nella PRK con il laser ad eccimeri per il trattamento della miopia; il laser, (in questo caso uno Schwind Amaris 750 Hz a guida topografica) preventivamente e specificamente programmato per ciascun paziente, esegue una ablazione transepiteliale di pochi micron sull’area interessata dal cono riducendone l’ectasia e le conseguenti aberrazioni. Subito dopo si passa al cross-linking sottoponendo il paziente dapprima all’applicazione di Riboflavina (vitamina B2) sulla cornea per circa 10 minuti e subito dopo all’irradiazione con raggi UVA proprio in corrispondenza della zona trattata dal laser; la luce ultravioletta induce la fluorescenza della Riboflavina, che, a sua volta, porta alla formazione di legami tra le molecole di collagene e di reticolazione (cross-linking) del collagene. Nel nostro centro adoperiamo uno strumento di ultimissima generazione della Avedro capace di erogare in uscita una luce ultravioletta ad alta potenza ad una lunghezza d’onda di 370nm. (ca.) ma soprattutto una luce pulsata con intervalli prestabiliti di on/off  studiati a seconda dello specifico caso e della profondità del trattamento che si vuole ottenere.

Il trattamento è ambulatoriale e completamente indolore; si esegue instillando per diverse volte alcune gocce di collirio anestetico; dura dai 20 ai 25 minuti e alla fine si applica una lente a contatto terapeutica che viene rimossa dopo circa 5 giorni. Il paziente può riprendere la sua normale attività il giorno seguente e deve instillare dei colliri antibiotici ed antinfiammatori per una settimana. Il recupero visivo completo si ottiene dopo qualche settimana con un miglioramento progressivo che si evidenzia dopo qualche mese.

A 2 anni dal trattamento i pazienti operati (come da protocollo STARE X) non hanno evidenziato nessuna progressione del cheratocono e si sono detti estremamente soddisfatti riferendo una migliore qualità visiva ed in alcuni casi riuscendo a tollerare le lenti a contatto  che invece avevano difficoltà ad applicare prima del trattamento.

E’ evidente che per essere arruolati per questo tipo di procedura si devono avere delle condizioni particolari. Non è un trattamento per tutti i cheratoconi. E’ determinante la curvatura corneale all’apice del cono, il minimo spessore corneale, la posizione del cono, ecc.   Tutte queste variabili vanno attentamente valutate dal chirurgo che deve essere particolarmente esperto in questo tipo di interventi.

Infine, il trattamento di solo cross-linking (senza utilizzo del laser ad eccimeri)  si è rivelato molto utile anche nei casi di  sfiancamento  o  ectasia  corneale  secondaria  a chirurgia refrattiva (PRK, Femtolasik, cheratotomia radiale, ecc), nelle cheratiti batteriche, erpetiche, da adenovirus o comunque infettive,  nonché  negli  astigmatismi irregolari  e  nella  degenerazione marginale pellucida regolarizzando la superficie corneale con conseguente miglioramento visivo.