RETINA: nuovi farmaci per salvarla

Un danno a carico della macula, il punto più importante della retina dove vanno a fuoco le immagini, può essere determinato da varie patologie. La degenerazione maculare senile, la miopia elevata, l’occlusione della vena centrale della retina, il glaucoma neovascolare, la retinopatia diabetica proliferante, i traumi oculari, l’impianto di un cristallino artificiale dopo intervento di cataratta (S. di Irvine-Gass),  sono tutte situazioni che possono determinare la crescita anomala di vasi sanguigni all’interno dell’occhio con edema maculare (rigonfiamento dell’area maculare da accumulo di liquido) e conseguente grave riduzione visiva.

Fino ad oggi gli unici rimedi per contrastare i danni procurati sulla retina dai vasi sanguigni neoformati erano l’intervento chirurgico, un trattamento laser o negli ultimi anni la terapia fotodinamica; tali metodi comunque, pur essendo capaci di rallentare l’evoluzione della malattia, non erano in grado di riparare i danni già presenti e quindi di consentire un miglioramento visivo. Da qualche mese invece è disponibile una nuova metodica che prevede una iniezione endoculare di una sostanza (sperimentata nella cura del tumore del colon retto) capace di chiudere i vasi sanguigni neoformati e di impedirne la formazione di altri; l’intervento si esegue ambulatorialmente  dopo aver instillato nell’occhio un collirio anestetico ed è del tutto indolore;  con un ago sottilissimo il chirurgo inietta nel bulbo oculare, e precisamente nella zona dietro al cristallino in cui si trova il corpo vitreo, il nuovo farmaco ( Avastin, Lucentis o Macugen) dopodicchè il paziente può tornare alla sua normale attività mettendo solo qualche goccia di collirio antibiotico nei 4-5 giorni seguenti per evitare infezioni. Possono essere necessarie da una a tre iniezioni praticate a distanza di 2 mesi a seconda della soggettiva capacità di reazione di ogni singolo paziente. In un terzo dei casi si può avere un rialzo della pressione arteriosa dopo il trattamento per cui è buona norma controllarla nei giorni seguenti. La grande novità di questa terapia rispetto alle precedenti è data dal fatto che può non soltanto arrestare la degenerazione maculare ma soprattutto può far recuperare al paziente una certa quantità visiva andata progressivamente persa negli anni; un paziente che per esempio aveva un capacità visiva del 20% può, a fine terapia, raddoppiare la sua vista ed avere un visus del 40-50% ossia di 4-5/10.