DEGENERAZIONE MACULARE

La degenerazione maculare senile è una malattia della retina che si manifesta dopo i 60 anni, con maggiore frequenza nelle donne, ed è la principale causa di cecità nei paesi occidentali.

Ne esiste una forma “secca” (dovuta all’accumulo di sostanze dannose nei tessuti retinici) che induce una visione distorta ed offuscata al centro delle immagini senza arrivare alla cecità ed una forma “umida” che provoca la formazione di nuovi vasi sanguigni con possibilità di emorragie ed edema maculare e può portare alla cecità.

Fino ad oggi gli unici rimedi per contrastare i danni procurati sulla retina dai vasi sanguigni neoformati erano l’intervento chirurgico, un trattamento laser o negli ultimi anni la terapia fotodinamica; tali metodi comunque, pur essendo capaci di rallentare l’evoluzione della malattia, non erano in grado di riparare i danni già presenti e quindi di consentire un miglioramento visivo. Da qualche mese invece è disponibile una nuova metodica che prevede una iniezione endoculare di una sostanza (sperimentata nella cura del tumore del colon retto) capace di chiudere i vasi sanguigni neoformati e di impedirne la formazione di altri; l’intervento si esegue ambulatorialmente dopo aver instillato nell’occhio un collirio anestetico ed è del tutto indolore;  con un ago sottilissimo il chirurgo inietta nel bulbo oculare, e precisamente nella zona dietro al cristallino in cui si trova il corpo vitreo, il nuovo farmaco ( Avastin, Lucentis o Macugen) dopodicchè il paziente può tornare alla sua normale attività mettendo solo qualche goccia di collirio antibiotico nei 4-5 giorni seguenti per evitare infezioni.

Possono essere necessarie da una a tre iniezioni praticate a distanza di 2 mesi a seconda della soggettiva capacità di reazione di ogni singolo paziente. In un terzo dei casi si può avere un rialzo della pressione arteriosa dopo il trattamento per cui è buona norma controllarla nei giorni seguenti. La grande novità di questa terapia rispetto alle precedenti è data dal fatto che può non soltanto arrestare la degenerazione maculare ma soprattutto può far recuperare al paziente una certa quantità visiva andata progressivamente persa negli anni; un paziente che per esempio aveva un capacità visiva del 20% può, a fine terapia, raddoppiare la sua vista ed avere un visus del 40-50% ossia di 4-5/10. Questa metodica infine può risultare molto utile  nelle maculopatie che insorgono in soggetti molto miopi  e  nei casi di trombosi venose della retina.