Un CROSS-LINKING di ultimissima generazione per il cheratocono

Cross-linking del collagene corneale: così si chiama la nuova terapia per bloccare il cheratocono. Consiste nella fotopolimerizzazione delle fibrille dello stroma corneale, alterato in questa malattia,con lo scopo di aumentarne la rigidità e la resistenza allo sfiancamento della cornea.

Ciò si ottiene grazie all’azione combinata di una sostanza fotosensibilizzante (riboflavina o vitamina B2) e fotoassorbente con l’irraggiamento mediante luce ultravioletta da illuminatore in stato solido di tipo UVA.                      E’ indicato nelle forme di cheratocono iniziale ed al 2^ – 3^ stadio  con peggioramento progressivo negli ultimi 6-12 mesi, nei pazienti dai 12 ai 45 anni e nei casi in cui lo spessore corneale non sia al di sotto dei 400 micron.

Si esegue ambulatorialmente con la sola instillazione di un collirio anestetico.   Tale  metodica  ha  lo scopo  di   rallentare  o  bloccare  la  progressione  del  cheratocono evitando o ritardando il ricorso al trapianto         corneale a tutto spessore o lamellare.

Nel Nostro Centro da diversi mesi utilizziamo un nuovo sistema di cross-linking (protocollo Megaride) che prevede l’uso di uno strumento di ultimissima generazione (CFX-Linker) che ha molto migliorato il decorso post-operatorio rendendolo soprattutto più efficace e sicuro.  Questo illuminatore anzitutto, rispetto a quello utilizzato finora,  consente di personalizzare il trattamento a seconda dei parametri corneali del paziente; il software infatti tiene conto del minimo spessore corneale, della curvatura all’apice del cono nonché della sua esatta localizzazione emettendo una radiazione di diametro, potenza e durata diversa a seconda di ogni singolo caso, cosa che con lo strumento utilizzato finora non era possibile in quanto disponeva di una potenza, un diametro ed una durata fissi e non aggiustabili caso per caso. Questa customizzazione (personalizzazione) del sistema ha portato ad innumerevoli benefici tra cui, quelli che noi riteniamo i più significativi, sono l’assenza completa di smerigliature o vere e proprie opacità corneali (haze), un evidente miglioramento della qualità visiva nonchè un recupero molto rapido della visione tanto da poter operare contemporaneamente i due occhi. Tali caratteristiche di questo nuovo sistema non sono da sottovalutare considerando che con il sistema tradizionale residuavano frequentemente dopo il trattamento opacità  o smerigliature corneali spesso permanenti le quali riducevano definitivamente la visione e soprattutto la qualità visiva del paziente. Inoltre anche la velocità del recupero visivo rappresenta un ulteriore vantaggio; il trattamento tradizionale prevedeva una visione ridotta per diverso tempo, talora anche 5-6 mesi, a differenza di quello praticato con il nuovo strumento CFX-Linker in cui già dopo qualche giorno il visus migliora in modo significativo; ed il visus migliora in quanto si verifica una riduzione delle irregolarità e delle aberrazioni di alto ordine presenti nel cheratocono, il che è valutabile con un esami strumentali detti topografia ed aberrometria.          Altri vantaggi di questo nuovo sistema sono la  notevole velocità del trattamento inferiore ai 30 minuti,  la completa assenza di dolore  post-operatorio non essendo necessaria la rimozione dell’epitelio corneale, la possibilità di eseguire  il  trattamento   anche  su cornee molto sottili (meno di 300 micron)   in quanto si  può  regolare la durata e l’intensità di emissione  delle  radiazioni  ultraviolette  e  non   ultimo  la  possibilità   di  eseguire   il   trattamento   non   necessariamente   in   camera  operatoria  ma   in ambulatorio non essendo  prevista l’asportazione  dell’epitelio   corneale; tali vantaggi tranquillizzano notevolmente il paziente che affronta l’intervento con maggiore serenità.

Tale trattamento si rivelato molto utile anche nei casi di  sfiancamento  o  ectasia  corneale  secondaria  a chirurgia refrattiva (PRK, Femtolasik, cheratotomia radiale, ecc), nelle cheratiti erpetiche o da adenovirus       o comunque infettive,  nonché  negli  astigmatismi irregolari  e  nella  degenerazione marginale pellucida regolarizzando la superficie corneale con conseguente miglioramento visivo.