LASER AD ECCIMERI

Il laser ad eccimeri è uno strumento che emette una luce o meglio una radiazione ultravioletta  con lunghezza d’ onda di 193 nanometri caratterizzata da un’ altissima energia specifica ma bassissimo potere penetrante nelle cellule biologiche;

Tale radiazione ultravioletta è capace di una fotoablazione per dissociazione molecolare mirata su strati infinitesimali senza danno per le cellule adiacenti; guidato e controllato da un sofisticato computer, il raggio laser asporta tessuto in quantità di pochi millesimi di millimetro (micron) per ogni colpo vaporizzandolo istantaneamente in quanto interrompe i legami tra le molecole e provoca una evaporazione del bersaglio; in questo modo si può così modificare la curvatura della superficie anteriore della cornea, appiattendone la parte centrale (zona ottica) in modo preciso e regolare per correggere il difetto miopico, oppure incurvandola per eliminare l’ipermetropia oppure agendo sul meridiano più curvo o più piatto per correggere l’astigmatismo.
Rappresenta  il “bisturi” per la microchirurgia oculare più sicuro, preciso e delicato oggi esistente.

E’ ben evidente la vaporizzazione del tessuto corneale dopo un impatto laser sulla superficie anteriore della cornea.

Ecco come appare un capello umano dopo trattamento con laser ad eccimeri; è chiarissima la precisione micrometrica di cui è capace l’ablazione laser.

I vari tipi di laser

Agli inizi degli anni ’80 fecero la loro apparizione i primi laser ad eccimeri  presentandosi come alternativa all’unica tecnica di chirurgia rifrattiva dell’epoca rappresentata dalla cheratotomia radiale. L’uso vero e proprio di tale strumentazione però per la cheratectomia fotorefrattiva o  PKR per correggere la miopia cominciò in Europa nel 1992 ed fu approvato dalla FDA americana nel 1995. Da allora la tecnologia laser ha continuato ad evolvere e i procedimenti controllati via computer sono diventati l’opzione preferita dei chirurghi e dei pazienti per la correzione visiva.

Esistono vari tipi di laser che provvedono alla fotoablazione in modo diverso:

– Laser ad eccimeri “scanning slit “(a scansione) come il Nidek EC-5000
– Laser a “Flying Spot”  come il Technolas TENEO 317, lo Schwind Esiris, il Meditec Mel 80 in cui  uno spot laser di 1-2mm di diametro interagisce sui tessuti corneali in modo di frattale. Ciò permette a due spot successivi di non colpire lo stesso punto della cornea.

La diminuzione dell’onda d’urto abbassa la carica termica corneale e perciò stesso riduce il rischio di trauma o di edema. Il fascio laser copre una larga superficie. La sequenza degli spot di 2 mm e il loro posizionamento sono definiti e controllati dal computer del laser. Tutta la superficie dello spot è applicata sulla cornea ad ogni pulsazione. La tecnologia di emissione del fascio a scansione è concepita per creare una cornea liscia e ottimizza la precisione dell’atto chirurgico.

Esistono due possibilità di utilizzo del laser ad eccimeri:
– sulla superficie anteriore della cornea e in tal caso la procedura è detta PRK (standard o customizzata) o fotoablazione corneale di superficie;

– oppure all’interno della cornea (dopo aver eseguito una microscopica incisione semicircolare che crea un sottile strato di tessuto detto “flap corneale” il quale viene sollevato prima dell’azione del laser e quindi riposizionato senza bisogno di suture);

– in tal caso la procedura si chiama FEMTOLASIK (standard o customizzata) o cheratomileusi intrastromale con laser a femtosecondi e laser ad eccimeri.