OFTLAMOLOGIA PEDIATRICA

SE IL PICCOLO HA GLI OCCHI ROSSI

Il piccolo accusa dolore e fastidio agli occhi, si sfrega continuamente e si lamenta. Molto spesso questi atteggiamenti vengono scambiati per semplici capricci o vengono, erroneamente, attribuiti ad altri fattori, come la stanchezza, l’inquinamento atmosferico o le troppe ore trascorse davanti allo schermo del videogioco o della televisione. La realtà è un’altra, infatti, si tratta di un sintomo che non può assolutamente passare inosservato, perché potrebbe essere il segnale preciso di un disturbo o di una malattia.

Gli occhi rossi ?

Quando si tratta dei bambini, tra le cause principali dell’arrossamento oculare ci sono le congiuntiviti o la presenza di un difetto rifrattivo di vista non opportunamente corretto con gli occhiali.

*Nel quarantacinque percento delle eventualità gli occhi rossi sono attribuibili alla congiuntivite allergica, nel trenta percento alla congiuntivite batterica, nel diciotto percento a un difetto rifrattivo non corretto e in una percentuale minima alla congiuntivite virale.

Un fastidio insopportabile

L’occhio rosso o iperemia congiuntivele è un sintomo, non un vero e proprio disturbo, che ha come principale caratteristica un senso di fastidio, simile a un bruciore.

*L’occhio rosso indica la presenza di un’infiammazione, che può avere origini differenti. I vasi sanguigni presenti negli occhi si ispessiscono a causa della reazione infiammatoria, creando una ruvidità della congiuntiva. Questa ruvidità viene avvertita dall’interessato come un corpo estraneo fastidioso, quando apre e chiude le palpebre.

La congiuntivite

La congiuntivite è un’infiammazione della mucosa che riveste la superficie interna delle palpebre e la parte anteriore dell’occhio, denominata congiuntiva.

*La congiuntiva è un vero e proprio organo bersaglio, facilmente preda di agenti infettivi, tossici, allergici, malattie sistemiche, germi e batteri, che sono all’origine della comparsa dei segni tipici dell’infiammazione e dei disturbi correlati.

I sintomi da non sottovalutare

Il primo sintomo, il più evidente, sono gli occhi rossi, al quale può aggiungersi la presenza di secrezione, che può assumere caratteristiche e consistenze differenti, da acquosa a mucosa a purulenta, a seconda dell’agente responsabile.

*Non solo occhi rossi, ma anche dolore, fastidio, lacrimazione stranamente abbondante e, in alcuni casi, si osserva anche la comparsa di gonfiore a carico delle palpebre.

La congiuntivite allergica

L’allergia è una sorta di risposta, di reazione abnorme e specifica messa in atto da parte del sistema immunitario di alcune persone predisposte nei confronti di determinate sostanze, definite allergeni, che solitamente risultano innocue.

*In caso di congiuntiviti allergiche è preferibile rivolgersi al pediatra per effettuare gli accertamenti necessari sull’agente responsabile della reazione. Un esame efficace in questo senso è il prick test.

*Non esiste una sola forma di congiuntivite allergica, è possibile distinguerne diverse forme in base alle caratteristiche delle manifestazioni e dei sintomi.

La congiuntivite allergica propriamente detta

Si tratta della forma di congiuntivite allergica più frequente, caratterizzata dall’infiammazione della congiuntiva, spesso associata all’infiammazione della mucosa nasale, con la conseguente sensazione di naso ostruito, che cola, di prurito e la comparsa di continui starnuti.

*La causa è la sensibilizzazione a diversi agenti scatenanti, definiti allergeni, come le graminacee, la polvere o il pelo degli animali domestici.

*Entrambi gli occhi sono visibilmente gonfi, la lacrimazione è intensa e si rileva anche un fastidioso ed intenso prurito.

*Dopo che il medico ha riconosciuto i sintomi, si può procedere alla cura del disturbo, che consiste nella somministrazione di diversi tipi di colliri. I colliri a base di antistaminici sono efficaci per contrastare l’azione degli allergeni, i corticosteroidi, da utilizzare solo per un breve periodo, nella fase acuta della congiuntivite, esplicano un’efficace azione antinfiammatoria. A scopo preventivo si consiglia l’impiego dei colliri stabilizzatori della membrana, che devono essere assunti prima dell’eventuale contatto con l’allergene, per scongiurare la comparsa dell’infiammazione.

*Un’altra possibilità, per ovviare alla fastidiosa reazione allergica, è data dalla immunoterapia, il vaccino desensibilizzante. Questo trattamento prevede l’iniezione sottocute di quantità gradualmente crescenti dell’allergene responsabile, allo scopo di modificare nel tempo la risposta immunitaria del bambino.

La congiuntivite primaverile

Si tratta di un’infiammazione della congiuntiva, che colpisce generalmente i bambini in età prepubere, e ha un andamento variabile, solitamente caratterizzato da picchi stagionali, soprattutto nel periodo primaverile.

*Gli agenti responsabili in questo caso sono i pollini, la cui concentrazione nell’aria nella stagione primaverile, è all’origine delle crisi acute.

*I principali sintomi sono gli occhi rossi, il prurito marcato, l’abbondante lacrimazione, il fastidio nei confronti della luce e la sensazione di corpo estraneo. Non si rileva la presenza di dolore, ma è possibile osservare la presenza costante di un’anomala secrezione bianco-giallastra.

*Generalmente questo tipo di congiuntivite tende a scomparire autonomamente intorno ai dodici anni.

*Nei periodi in cui i sintomi diventano insopportabili è necessario rivolgersi allo specialista, che prescriverà l’utilizzo di colliri cortisonici per brevi periodi.

Box: Il prick test

Il Prick test consente di individuare le sostanze che sono in grado di provocare la reazione allergica nel piccolo.

*L’esecuzione è semplice: si applica una goccia di estratto di allergene sulla pelle, in genere nell’avambraccio, e poi si punge la zona con un apposito ago. Se il bimbo è allergico alla sostanza, si manifesta, entro 15-20 minuti, un pomfo, in prossimità del quale la pelle è rilevata, arrossata ed è presente una sensazione di prurito.

*Questo test è affidabile, specifico e del tutto indolore, particolarmente adatto per i più piccoli.

Le forme infettive

Esistono forme di congiuntivite non legate alla reazione allergica, bensì all’azione di altri agenti esterni.

*Il consiglio è di rivolgersi al medico, per far eseguire sul piccolo un tampone congiuntivele, allo scopo di individuare l’agente responsabile dell’infiammazione e scegliere la cura più adatta.

La congiuntivite batterica

Gli agenti responsabili possono essere diversi batteri, che causano l’infiammazione della congiuntiva.

*I sintomi riconoscibili sono, oltre agli occhi rossi, la presenza di una secrezione abbondante, densa e giallastra contente pus, che si raccoglie sulla congiuntiva e in parte deborda incollando le ciglia. La secrezione è più evidente al risveglio, perché causa le cosiddette palpebre appiccicate osservabili al risveglio mattutino. La lacrimazione è scarsa e anche la sensazione di prurito è quasi assente o si verifica raramente.

*Il trattamento di questa forma di congiuntivite prevede l’impiego di farmaci antibiotici, mirati a debellare il batterio responsabile, che possono essere prescritti dal medico sottoforma di collirio, gel o pomata. La cura antibiotica in genere dura una settimana e viene protratta almeno per due giorni dopo la scomparsa dei sintomi.

La congiuntivite virale

L’infiammazione della congiuntiva, in questo caso, dipende dall’azione di alcuni virus come l’Herpes simplex e Zoster o gli Adenovirus.

*I sintomi tipici sono il dolore, solitamente acuto e improvviso, l’intolleranza alla luce, l’arrossamento degli occhi, la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio, la lacrimazione abbondante, il bruciore e un lieve rigonfiamento ai bordi delle palpebre.

*La congiuntivite virale è altamente contagiosa, di conseguenza è bene fare attenzione ai veicoli di trasmissione, come le mani, che hanno toccato l’occhio interessato, o le lacrime.

*Non esiste una vera e propria cura, il decorso è lungo, può durare anche fino a un mese, ma la malattia, solitamente regredisce spontaneamente. E’ necessario affidarsi a uno specialista, che potrà valutare il caso specifico e decidere, eventualmente, di prescrivere dei farmaci per ridurre i sintomi.

La congiuntivite da Clamidia

La congiuntivite di questo tipo è molto diffusa nel neonato, che viene contagiato dalla madre durante il parto, ma anche nel bimbo, che può entrare il contatto con l’agente responsabile, la clamidia, attraverso il contatto fisico con altre persone infette o con l’acqua della piscina.

*I segni visibili sono gli occhi rossi, il rigonfiamento delle palpebre, la presenza di una secrezione giallastra e densa.

*La cura, prescritta dallo specialista, prevede la somministrazione di farmaci antibiotici, allo scopo di arrestare l’infezione in corso.

Cataratta

Da dove deriva il termine “cataratta” ?

Deriva dal greco e significa “cascata”. Anticamente si pensava che l’opacizzazione della vista derivasse da un velo disceso davanti agli occhi, come acqua che cade. Anche durante tutto il Medio Evo si continuò a credere che il calo visivo fosse dovuto alla caduta di uno schermo davanti all’occhio. Ed è curioso notare che ancora oggi è in uso l’espressione popolare “mi è scesa la cataratta”.

Che cos’è la cataratta ?

Per cataratta si intende l’opacizzazione del cristallino, la lente naturale interna all’occhio, che provoca l’annebbiamento progressivo della vista. Il cristallino, normalmente trasparente, tende a diventare opaco per fenomeni di ossidazione delle proteine costituenti il suo tessuto. In un occhio sano la luce attraversa il cristallino trasparente e raggiunge la retina: la focalizzazione è normale e il cervello percepisce immagini nitide. In un occhio affetto da cataratta, il cristallino opaco arresta parzialmente il passaggio dei raggi luminosi che vengono deviati in più direzioni: ciò impedisce la normale focalizzazione sulla retina e la percezione delle immagini risulta confusa.
L’insorgenza della cataratta avviene più frequentemente dopo i 65 anni ma può colpire anche pazienti più giovani.
Tra le cause della cataratta vanno annoverate la familiarità ed una serie di fattori specifici quali:

  • L’ età (cataratta senile)
  • L’esposizione non protetta ai raggi ultravioletti
  • I traumi oculari
  • L’uso di farmaci come i cortisonici (cataratta sottocapsulare posteriore)
  • Malattie sistemiche quali il diabete
  • Malattie oculari quali il glaucoma e la miopia elevata possono predisporre al formarsi della cataratta.

Esiste anche la cataratta congenita, cioè presente fin dalla nascita, dovuta essenzialmente ad alterazioni cromosomiche, a malattie metaboliche (ad es. la galattosemia), ad infezioni intrauterine come la rosolia o ad altre malattie materne verificatesi durante la gravidanza.
Il processo di opacizzazione può interessare tutte le componenti del cristallino e, a seconda della zona interessata, si distinguono:

  • Cataratta nucleare: è un tipo di cataratta caratteristica dell’età adulta in cui la parte centrale del cristallino è opacizzata, per l’appunto è il nucleo del cristallino a perdere la trasparenza da cui il nome di cataratta nucleare.
  • Cataratta corticale: è un tipo di cataratta che coinvolge la parte esterna del cristallino, può anche svilupparsi a seguito di un trauma
  • Cataratta sottocapsulare posteriore: colpisce solo la parte posteriore del cristallino.
  • Cataratta secondaria: viene dopo l’intervento di cataratta e riguarda l’ opacizzazione della capsula posteriore del vecchio cristallino che si cura con un trattamento laser detto Capsulotomia Yag Laser. Non è necessario un intervento in sala operatoria ma si tratta di un trattamento ambulatoriale. La cataratta secondaria viene di solito dopo uno- cinque anni dall’intervento chirurgico.

Sintomi della cataratta

La cataratta non provoca né dolore, né bruciore, né lacrimazione, né rossore agli occhi, ma causa una progressiva perdita della vista. Inizialmente i disagi visivi sono modesti perché l’opacizzazione del cristallino (cataratta) può essere circoscritta a piccole aree ma con il passare del tempo compaiono i seguenti sintomi:

  • vista appannata, offuscata ed ingiallita
  • visione sdoppiata monoculare
  • elevata sensibilità alla luce con sensazioni di abbagliamento (gli oggetti illuminati sembrano circondati da aloni, fastidio alla luce solare)
  • riduzione della visibilità di notte
  • diminuzione del contrasto delle immagini con i  colori che appaiono sbiaditi
  • variazione di miopia, astigmatismo o ipermetropia

Molti di questi sintomi possono essere un campanello d’allarme anche di altre malattie legate all’occhio per cui il nostro consiglio è quello di consultare un medico oculista per una diagnosi più approfondita.

Come si cura la cataratta?

La terapia della cataratta è essenzialmente chirurgica e consiste nella rimozione del cristallino opaco con la sostituzione di quest’ultimo con un cristallino artificiale o lente intraoculare (dall’inglese IOL = Intra Ocular Lens).
La chirurgia della cataratta ha subito negli anni notevoli evoluzioni tecnologiche tanto da rendere oggi l’intervento non doloroso o invasivo come in passato, sempre che esso venga eseguito con l’ausilio delle tecnologie più avanzate ed innovative.
L’operazione può essenzialmente essere effettuata con tecnologia laser o con gli ultrasuoni.
Sia la facoemulsificazione (intervento con ultrasuoni) che la Femtocataratta (intervento con laser a femtosecondi) devono essere considerati entrambi interventi mini-invasivi, poiché non richiedono l’uso di strumenti taglienti quali pinze, aghi o bisturi.

Anestesia per l’intervento di cataratta

L’anestesia oggi è nella quasi totalità dei casi una anestesia topica, ovvero una anestesia fatta utilizzando solo un collirio a base di lidocaina messo più volte nell’occhio pochi minuti prima di iniziare l’intervento; in tale situazione l’occhio vede e può muoversi col vantaggio che poco dopo l’intervento di cataratta il paziente riprende a vedere e non ha più fastidi.
Solo In alcuni casi,oggi sempre più rari, può essere necessario eseguire una anestesia peri-bulbare o retro-bulbare. Con questa metodica si pratica un’iniezione di anestetico vicino all’occhio al fine di addormentare l’occhio stesso e i suoi muscoli. Il paziente non vede e non può muovere l’occhio per circa 4-5 ore se si utilizza come anestetico la carbocaina oppure per 10-12 ore se si utilizza la naropina. Tale tecnica è indicata per interventi di cataratta particolarmente complessi oppure se il paziente fa fatica a tenere l’occhio fermo.

Tecniche dell’intervento di cataratta

La tecnica per l’intervento di cataratta oggi più diffusa è la “Facoemulsificazione”; con questo tipo di operazione si utilizza uno strumento ad ultrasuoni  (facoemulsificatore) per rimuovere la cataratta. Durante l’intervento questo strumento viene introdotto nell’occhio attraverso una incisione di circa due millimetri. Le vibrazioni generate dagli ultrasuoni frantumano il nucleo duro del cristallino che viene agevolmente aspirato. Sempre attraverso la stessa incisione si aspirano le zone rimanenti del cristallino più morbide, lasciando intatta la capsula che conteneva il vecchio cristallino. Ed è proprio in questa sacca ed attraverso la medesima incisione che viene impiantato il nuovo cristallino artificiale (IOL), mediante un sistema ad iniezione, consentito dal fatto che le IOL di ultima generazione, essendo molto morbide possono essere piegate ed inserite attraverso piccole aperture. Questa sacca con il tempo può opacizzarsi nella sua parte posteriore e portare alla cosiddetta cataratta secondaria.
Da quanto detto risulta evidente che la scelta della corretta lente intraoculare risulta di fondamentale importanza per la perfetta riuscita dell’operazione di cataratta e per la futura qualità visiva del paziente operato. Grazie alla recente introduzione di lenti intraoculari multifocali, trifocali, toriche, a profondità di fuoco aumentata, ecc.  il paziente può ottenere nuovamente un’eccellente vista sia da lontano che da vicino che a distanza intermedia; chiaramente le opzioni possibili sono tante e dipendono dalle esigente individuali di ciascun paziente; ecco perché la valutazione sia della tecnica da adoperare ma soprattutto della lente intraoculare da impiantare viene fatta personalmente dal dott. Tramontano dopo un approfondito colloquio con il paziente che mira a capire esattamente le esigenze e le aspettative di ognuno.
Nella Femtocataratta invece si utilizza un laser di ultimissima generazione detto Laser a Femtosecondi o FemtoLaser che ha letteralmente rivoluzionato questa chirurgia: grazie ad esso le fasi principali dell’intervento vengono programmate dal chirurgo al computer ed effettuate dal laser in pochi secondi senza l’utilizzo di bisturi e pinze. Tutti i passaggi sono monitorati in tempo reale attraverso la tomografia a coerenza ottica (OCT) che esegue un controllo tridimensionale delle strutture da operare guidando l’azione del laser. Non tutti gli occhi sono però compatibili con questa tecnica per cui il dott. Tramontano, attraverso esami specifici, valuta caso per caso la tecnica chirurgica più adatta per quel paziente.

 

I vari tipi di Lenti intraoculari

La qualità della vista dopo l’intervento di cataratta dipende dal tipo di lente intraoculare (IOL) utilizzata. Il Dott. TRAMONTANO utilizza da tempo tutte le più innovative lenti intraoculari disponibili scegliendole attentamente a seconda delle esigenze e delle aspettative di ognuno. Infatti, la maggiore soddisfazione del paziente dopo chirurgia della cataratta dipende da una scelta consapevole della lente intraoculare che più si adatta alle proprie esigenze.

Ecco un elenco delle lenti intraoculari (IOL) utilizzate dal dott. TRAMONTANO.

Lenti intraoculari monofocali Standard:

Questo tipo di lente intraoculare (IOL) permette di vedere bene da lontano oppure da vicino a seconda delle esigenze manifestate dal paziente. In questo caso si rendono necessari occhiali correttivi o per lontano o per vicino.
Tuttavia in condizioni di basso contrasto o visione notturna la qualità della visione non è ottimale.

Lenti intraoculari monofocali Asferiche:

Migliore qualità della visione notturna rispetto alle lenti intraoculari (IOL) tradizionali.
Maggiore sensibilità al contrasto rispetto alle lenti intraoculari (IOL) tradizionali.
In condizioni di nebbia la qualità della vista è migliore rispetto alle lenti intraoculari (IOL) tradizionali.

Lenti intraoculari monofocali Toriche:

Queste lenti intraoculari (IOL) permettono di correggere l’astigmatismo e la cataratta.
Garantiscono una migliore qualità della visione da vicino e da lontano ai soggetti astigmatici.
Offrono la stessa qualità della visione delle lenti asferiche dopo l’operazione di cataratta.

Lenti intraoculari Multifocali:

Sono lenti intraoculari (IOL) che hanno due o piu punti focali e permettono di vedere bene da lontano e da vicino dopo l’operazione alla cataratta.
Per la lettura prolungata ed i caratteri molto piccoli si rende comunque necessario l’uso di lenti correttive.
Al buio, possono associarsi alla visione di aloni colorati intorno alle sorgenti luminose. Si possono oggi impiantare anche in chi ha già eseguito un intervento di cataratta tradizionale e desidera liberarsi dagli occhiali

Lenti intraoculari Accomodative:

Sono lenti intraoculari (IOL) che attraverso una loro particolare forma cercano di  ripristinare il naturale meccanismo di messa a fuoco per vicino che si perde con l’età. Durante la chirurgia della cataratta si rimuove il cristallino che non accomoda più e si sostituisce con una lente intraoculare che accomoda.
Tuttavia la loro efficacia nel tempo rimane controversa.

Lenti intraoculari per Maculopatia

Sono lenti intraoculari (IOL) studiate per chi soffre di cataratta e maculopatia.
Si tratta di un sistema di lenti telescopico (telescopio intraoculare) che permette di ingrandire molto l’ immagine centrale.
L’operazione di cataratta con queste lenti permette a chi soffre di maculopatia con visus molto basso di migliorare molto la vista centrale per i dettagli.
È come se venisse impiantato all’interno dell’occhio un video ingranditore che ingrandendo molto l’immagine centrale permette di ricominciare a leggere in alcuni casi selezionati

Lente intraoculare a profondità di campo aumentata

La lente Intraoculare Tecnis® Symfony é stata la prima lente intraoculare a profondità di campo aumentata utilizzata dopo intervento di cataratta per correggere contestualmente difetti quali miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
Si tratta di una nuova tecnologia sviluppata nel laboratorio di ottica del professor Pablo Artal dell’ Università di Murcia in Spagna. Questa lente intraoculare offre un ampio spettro di visione ad alta qualità con ridotta incidenza di effetti collaterali come glare e aloni intorno alle luci rispetto alle lenti multifocali tradizionali.
La lente intraoculare Symfony viene impiantata nell’occhio attraverso il comune intervento di cataratta. Nella gran parte dei casi il tempo di recupero è minimo con i pazienti in grado di riprendere le loro attività abituali in 24 ore. A differenza delle altre lenti multifocali tradizionali i fenomeni di aloni intorno alle luci sono minimi con la lente Symfony e non c’è una riduzione della sensibilità al contrasto, la lente ha uno speciale profilo diffrattivo che la rende simile ad una lente monofocale ma con il beneficio della lettura per vicino.
Un’alta percentuale di soggetti impiantati dal dott. Tramontano con la IOL TECNIS® Symfony dopo intervento di cataratta riferisce  indipendenza dagli occhiali per lontano, per l’intermedio e per vicino, ottima qualità visiva per lontano ma soprattutto l’assenza di aloni attorno alle luci e di fenomeni di abbagliamento.

Lente intraoculare ad estesa profondità di fuoco

La lente intraoculare MINI WELL è la prima IOL progressiva ad estesa profondità di fuoco asferica utilizzata dopo intervento di cataratta per correggere contestualmente difetti quali miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
L’ottica della lente MINIWELL si basa su un’innovazione ingegneristica brevettata che sfrutta le aberrazioni del Wavefront (fronte d’onda) per ottenere un aumento della profondità di fuoco che genera una multifocalità progressiva con dei punti di messa a fuoco continui in grado di correggere la presbiopia e consentire una discreta visione da vicino.  In altre parole, mentre tutte le altre lenti multifocali in commercio hanno un numero limitato e prestabilito di fuochi e di distanze di lavoro, la IOL Mini WELL non ha un numero definito di fuochi bensì un continuum di fuochi, o meglio un unico fuoco con grande profondità, il che dipende da un’ottica innovativa che utilizza aberrazioni sferiche al centro. La presenza di un continuum di fuochi influenza positivamente la performance di questa lente che garantisce una buona visione da lontano, intermedio e vicino.

  • La lente intraoculare MINIWELL viene impiantata nell’occhio attraverso il comune intervento di cataratta. Nella gran parte dei casi il tempo di recupero è minimo con i pazienti in grado di riprendere le loro attività abituali in 24 ore. A differenza delle altre lenti multifocali tradizionali i fenomeni di aloni intorno alle luci sono minimi con la lente Miniwell (così come nel caso della lente Symfony) e non c’è una riduzione della sensibilità al contrasto.
  • Si preferisce impiantare questa lente bilateralmente in pazienti con astigmatimo pari od inferiore a 0.75 diottrie e con pupille non particolarmente piccole (diametro pupillare mesopico tra 4 e 6 millimetri).
  • I  vantaggi di questa lente sono rappresentati da una ottima qualità visiva, da una visione continua da vicino a lontano, da una estesa profondità di fuoco, da un rapido adattamento neurosensoriale ed infine dall’ assenza di aloni attorno alle luci e di fenomeni di abbagliamento.

Lenti Intraoculari Trifocali

Il Centro oculistico TRAMONTANO è stato uno dei primi in Italia ad utilizzare le nuove lenti trifocali che consentono di avere una visione chiara a tutte le distanze con una buona sensibilità al contrasto e minimi effetti collaterali.
Le lenti intraoculari multifocali di vecchia generazione offrivano una visione buona da lontano e da vicino, ma non garantivano una visione ottimale nell’intermedio (computer, cruscotto della macchina etc.) e determinavano disturbi visivi come abbagliamento e aloni intorno alle luci soprattutto durante la guida notturna.
Le lenti trifocali di ultimissima generazione, invece, offrono il vantaggio di una buona visione sia intermedia (tutto ciò che si vuole vedere a 60-80 centimetri di distanza) che da lontano e da vicino con ridottissimi fenomeni di “glare” ossia di aloni intorno alle sorgenti luminose soprattutto di notte.
In altre parole con questo tipo di cristallino artificiale trifocale i pazienti godono di una buona qualità visiva a tutte le distanze con minimi effetti collaterali di aloni notturni.

Glaucoma

Il glaucoma è una patologia grave che, se viene riconosciuta precocemente e adeguatamente curata, può essere ben controllata e permettere di vivere in modo normale la propria vita.
Continua a leggere

Cheratocono

Che cosa è ?

Il cheratocono è una malattia degenerativa non infiammatoria della cornea legata ad una debolezza della struttura corneale che progressivamente tende a sfiancarsi, estroflettersi ed assottigliarsi all’apice assumendo la forma di un cono; si manifesta di solito nell’ adolescenza o nella giovinezza (tra i 12 ed i 30anni) ed è generalmente bilaterale; provoca una consistente riduzione visiva per la comparsa di un elevato astigmatismo miopico irregolare quasi sempre contro regola. L’ incidenza riportata in letteratura è di 1 caso ogni 2000 persone nella popolazione generale, anche se, secondo statistiche più recenti, tali valori appaiono significativamente sottostimati.
Continua a leggere

PATOLOGIE LACRIMALI

L’ occhio secco è una patologia oculare che consiste in una riduzione quantitativa e/o in un’alterazione qualitativa del film lacrimale, che principalmente ha una funzione umettante della superficie oculare.
Continua a leggere